Scommettere soldi sul referendum e sulle bombe
L'affluenza alle urne è la notizia della settimana, sottotraccia avvengono scontri Ungheria-Ue e gioco d'azzardo su eventi politici e guerra
Il referendum sulla giustizia ha portato al voto più elettori del previsto. Oggi cerchiamo di capirne il motivo. Comunque, ha vinto il No.
Benvenuti. Siamo giornalisti di Zeta Luiss, e questa è Silenzio Stampa. Usciamo tutti i venerdì. Il primo venerdì del mese con il long form sulla notizia più importante.
Affluenza e polarizzazione
Al referendum costituzionale ha partecipato il 58,93% degli aventi diritto, nonostante un quesito tecnico, complicato e lontano dalla comprensione del grande pubblico. A muovere il voto non è stato il merito della riforma, ma la durezza dello scontro.
La campagna è stata spietata sul piano della comunicazione. Ne avevamo già parlato nel primo numero di Silenzio Stampa: uso dell’intelligenza artificiale, bugie e strumentalizzazioni dei casi di cronaca. Negli ultimi giorni era poi arrivata la partecipazione a Pulp podcast da parte di Giorgia Meloni. Episodio contestato sull’accondiscendenza del programma verso la presidente.
Molti hanno detto che la campagna elettorale è stata scorretta, molti hanno notato che la partecipazione è salita. Proviamo a legare le due cose.
Nel 2016 il referendum Renzi-Boschi è stato il più famoso e polarizzato della storia recente. Un giudizio complessivo su Matteo Renzi, non un voto sulla riforma ma un voto su di lui. Risultato: partecipazione record al 65,48%. Nel 2020, al contrario, il taglio dei parlamentari era un tema immediato, intuitivo, popolare. Eppure, 51,12% di affluenza. Il tono era meno scorretto, meno personalizzato, meno capace di trasformare il voto in uno scontro identitario.
Negli Stati Uniti la radicalizzazione è cresciuta nelle ultime campagne presidenziali: toni estremi, personalizzazione dello scontro, delegittimazione dell’avversario. La polarizzazione è dominante nella politica americana recente, tanto da essere diventata la parola dell’anno 2024 per il più importante dizionario Usa. Risultato: record di affluenza al 66,6% nel 2020 e al 64,1% nel 2024. Dati mai visti alle presidenziali americane da quando il voto è universale.
Quando la polarizzazione è forte tante persone votano.
Il referendum è una storia italiana ma dice molto di come funziona la politica, anche altrove.
Ora intercettiamo i prossimi trend. Sottotraccia.
In Sottotraccia anticipiamo le notizie e cerchiamo le storie dei prossimi mesi.
Questa settimana parliamo di Orbán che potrebbe cadere e delle scommesse su politica e guerra.
L’Ungheria parla alle spalle dell’Europa
Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha informato per anni il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov prima e dopo i vertici dell’Unione europea, condividendo dettagli riservati. A svelarlo è un’inchiesta del Washington Post:
«Di fatto, ogni riunione dell’Unione europea per anni ha avuto Mosca seduta al tavolo»
Dopo aver inizialmente negato, Budapest ha ammesso i contatti, definendoli «normale diplomazia». Bruxelles ha reagito con preoccupazione: la Commissione europea ha chiesto chiarimenti e il Consiglio Ue sta valutando possibili violazioni della riservatezza.
Non a caso lo scandalo esplode a poche settimane dalle elezioni del 12 aprile, con il partito europeista e di opposizione Tisza in vantaggio del 48% negli ultimi sondaggi. Orbán, oggi al 39%, ha risposto costruendo una contro-narrazione sulla minaccia esterna e attaccando giornalisti e oppositori. Tra i bersagli, il reporter Szabolcs Panyi, già sorvegliato con spyware Pegasus, accusato di legami con servizi stranieri.
Intanto, sui social emergono video generati con intelligenza artificiale su TikTok, diffusi da account falsi, a sostegno di Orbán e contro l’opposizione.
Se vuoi sapere di più sulla questione ungherese ne abbiamo scritto qui.
Il voto potrebbe segnare una svolta per l’Ungheria. Ne sapremo di più il 12 aprile.
1X2 è il passato, oggi si scommette sui bombardamenti
Dieci marzo, attacco iraniano a Gerusalemme. Il giornalista Emanuel Fabian del Times of Israel pubblica la notizia. Gli arrivano mail, messaggi, minacce. Sulla piattaforma Polymarket ci sono oltre 14 milioni di dollari puntati su quell’evento. Chi ha scommesso sul no chiede di cambiare la formulazione: non è un attacco diretto, ma un’intercettazione. Una differenza di parole, quindi di soldi.
Polymarket è un mercato predittivo dove si scommette su quanti tweet pubblicherà Elon Musk o sull’esito del referendum italiano sulla giustizia. Per registrarsi non serve la carta d’identità, nemmeno un indirizzo. Basta una email.
L’anonimato è per definizione non trasparente. Quando Trump ha catturato Maduro in Venezuela, un utente ha vinto 400.000 dollari scommettendo poco prima del raid statunitense: il tempismo delle puntate ha fatto sospettare l’uso di informazioni riservate. Nei mercati finanziari tradizionali l’insider trading è vietato ma Polymarket è diverso, non è regolamentato.
Per ripulire la sua immagine la piattaforma fa accordi con chi ha credibilità. Ne ha stretto uno con la Major League Baseball e uno con Substack per portare le sue quote dentro le newsletter, infatti eccole qui:
Intanto la pagina X di Polymarket condivide news e diventa molto popolare anche come fonte, nonostante pubblichi informazioni spesso false, come scrive qui il New York Times.
La proprietaria della Borsa di New York ha investito fino a 2 miliardi di dollari in Polymarket, acquisendone circa il 20%. La finanza tradizionale è interessata ai mercati predittivi. Per questo riparleremo di Polymarket.
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Long form a cura di Sofia Vegezzi e Andrea De Luca Italia
Edizione settimanale di Gianluca Brazzioli e Sabrina Fasano
Social Media Manager: Chiara Servino
Domenico Cangemi ci ha aiutato con l’analisi quantitativa, grazie!
A venerdì prossimo!






