Muscoli e bulgari
In Ungheria perde un filo-russo, in Bulgaria vince un euroscettico. Oggi parliamo del futuro dell'Europa e di come cambia il corpo femminile
L’Ungheria è appena uscita da 16 anni di governo di Viktor Orbán, che ha attaccato e piegato le istituzioni democratiche e fatto da quinta colonna di Putin dentro l’Unione Europea.
Benvenuti. Siamo giornalisti di Zeta Luiss, e questa è Silenzio Stampa. Usciamo tutti i venerdì. Il primo venerdì del mese con il long form sulla notizia più importante.
L’Ungheria è diventato il Paese meno libero dell’Unione Europea.

Orbán stava bloccando il prestito da 90 miliardi dell’Unione Europea all’Ucraina, poi approvato grazie alla rimozione del veto ungherese voluta dal nuovo premier Magyar.
Se questa recente elezione è stata un sospiro di sollievo per chi, in Europa, condivide valori democratici, la recente votazione in Bulgaria ci dice qualcosa di diverso.
Un nuovo nemico dell’Unione Europea? (di Gianluca Brazzioli)
Vittoria trionfale per Bulgaria Progressista alle elezioni parlamentari del 19 aprile: 44,59% delle preferenze e maggioranza assoluta. Si tratta - a differenza di ciò che associamo generalmente al progressismo - di un partito che ha tratti conservatori ed euroscettici.

Il segretario Rumen Radev è stato presidente della Repubblica per due mandati consecutivi e si è dimesso per partecipare alle elezioni parlamentari. Ha un passato da militante nel Partito Comunista Bulgaro (fino al 1990) e nel Partito Socialista Bulgaro (fino al 2026), con valori euroscettici e post-comunisti.
Radev si dichiara aperto al dialogo con Mosca e a Bruxelles c’è il timore che, dopo Orbán, possa essere lui a mettere il veto al sostegno all’Ucraina. Valérie Hayer - presidente dei liberali europei di Renew - è tra le voci critiche:
È noto per le sue posizioni filo-russe e per la sua opposizione agli aiuti all'Ucraina. L'Europa non ha bisogno di un altro cavallo di Troia.
Se l’asse sovranista perde Orbán a destra, si rinforza da sinistra, dove Radev si affianca al primo ministro slovacco Robert Fico, euroscettico, filo-russo e accusato di sabotare l’integrazione comunitaria. Il suo partito apparteneva al gruppo dei socialisti europei ma è stato espulso lo scorso ottobre a causa delle posizioni populiste.
Se ora si è trovato un accordo su 90 miliardi di finanziamenti all’Ucraina, non è scontato che in futuro gli Stati membri mantengano un sostegno compatto a Kiev, soprattutto se aumenterà il peso dei governi euroscettici.
Ne parleremo ancora.
Non mi parlate ancora di Hyrox o Strava (di Chiara Servino)
Attenzione questa parte della newsletter per un pubblico più sensibile ad argomenti come l’immagine corporea e la perdita di peso potrebbe risultare un trigger, leggete solo se ve la sentite.
Nell’era dell’Ozempic tutti possiamo essere magri. Consolante, no? Il farmaco dimagrante regala fisici da copertina e gambe snelle, che diventano finalmente accessibili. Basterà una terapia e raggiungeremo anche noi la bellezza.
O forse no?
Gli standard estetici non nascono dal nulla. Storicamente li hanno sempre definiti le élite, cioè chi detiene potere economico e culturale. In passato, quando il cibo era scarso, un corpo pieno era simbolo di ricchezza. Oggi il paradigma si è ribaltato: in una società sedentaria e ipercalorica, la magrezza è diventata segnale di disciplina e di ricchezza. Ora qualcosa cambia. L’epidemia di Ozempic. Se tutti possono dimagrire più facilmente, cosa succede quando un simbolo di status diventa accessibile a tutti?

Qui entra in gioco lo snob effect: un bene diventa più desiderabile proprio perché raro, esclusivo e non disponibile alla maggioranza. Il lusso funziona così. Vedete dove stiamo andando a parare?
Il ragionamento è semplice: se la magrezza estrema smette di essere rara, perderà parte del suo valore simbolico. È la teoria rilanciata sui social da Nina King, ricercatrice statunitense, secondo cui i farmaci dimagranti come Ozempic e Wegovy potrebbero cambiare i canoni di bellezza. Quando un segnale di privilegio si democratizza, le élite tendono a spostarsi altrove.
Dove?
Probabilmente verso qualcosa di molto più difficile da acquistare in farmacia: l’atleticismo. In parte i segnali sono già ovunque. Crescono il culto della corsa, degli sport di endurance, del pilates reformer, del training funzionale, dell’hyrox, del padel, delle maratone amatoriali su Strava e della longevità come obiettivo lifestyle.
Il messaggio implicito cambia:
Da “Sono magro, quindi ho valore”
a “Sono performante, quindi ho valore”.

Non tirate un sospiro di sollievo. Ogni nuovo standard può trasformarsi in nuova pressione sociale. Se ieri era tossica l’ossessione per la taglia, domani potrebbe esserlo quella per performance, sonno perfetto e fisicità. Il punto è capire che gli ideali corporei seguono spesso le logiche del potere: il privilegio si reinventa.
Per questo l’era dell’Ozempic potrebbe non portarci verso una società semplicemente più magra ma verso un nuovo lusso: essere forti.
Non più skinny.
Fit.
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Chi siamo
Long form a cura di Sofia Vegezzi e Andrea De Luca Italia
Edizione settimanale di Gianluca Brazzioli, Sabrina Fasano e Chiara Servino
A venerdì prossimo!



Capisco il ragionamento della seconda parte ma non vedo cosa ci sia di male nell'essere fit, di tutte le derive di questa società mi pare la meno peggio, ci sarà qualche esaltato ma saranno fatti suoi.